Il Carnevale

Ha più o meno cento anni ma certamente non li dimostra!

Si tratta del carnevale di Malo, un angolo di Rio o, per restare a casa nostra, un angolo di Viareggio in questo Veneto laborioso, ordinato e senza tanti grilli per la testa.

Il carnevale di Malo si trasforma: smette l’abito ottocentesco e un po’ serioso delle sue vie e contrade conservate con amorosa attenzione per indossare abiti sgargianti di raso e chiffon, ferma macchine e uffici per liberare la sua fantasia nelle costruzioni effimere di carri multicolori che quasi sovrastano tegole e grondaie.

E’ una lunga tradizione, quella del carnevale, qui a Malo. Già il 28 Marzo 1867, si legge nei polverosi registri dell’ archivio, la nuova Giunta comunale eletta all’indomani del plebiscito schierava un assessore con tanto di incarico ufficiale “alle pubbliche costruzioni, censo e carnevale”.

E ancora nel 1924 era la società Pro Malo, da poco costituitasi, a sostenere e organizzare il “concorso dei carri mascherati” nella festa cornice di mercati e fiere franche dell’alto Vicentino.

Poi la tradizione ha messo radici profonde con le sue storie di personaggi, di contese, di compagnie, di vecchie e nuove sfide per la conquista della pessa appannaggio del carro vincitore.

Ma la vera anima del carnevale e tutta nelle compagnie di “carristi”, ove l’impegno è tramandato di padre in figlio, quasi come un gioiello di famiglia. Si comincia già a fine autunno, al bar “Alla Scopa” o nuovi capannoni, allestiti dalla Pro Malo in men che non si dica. Si parla di tante cose tra un bicchier di vino brûlé e un altro, si rivivono ricordi e vecchie sfide mai concluse, ma soprattutto si cerca un’ispirazione per il nuovo carro, quello che sicuramente darà l’agognata pessa. Poi sono sempre la storia più recente, il costume che cambia, le contese paesane, la politica, la voglia di stupire a fornire soggetti sempre nuovi e diversi ai carristi smaniosi di cimentarsi nella nuova impresa.

Si arma la struttura, si modella la cartapesta, si inventano scenografie e movimenti, si batte, si inchioda, si colora tra un’imprecazione e l’altra.

Poi, a poco a poco, quasi per miracolo, il carro prende forma ed è un segreto da custodire gelosamente fino al giorno della grande sfilata. E il giorno finalmente arriva con le bancarelle traboccanti di liquirizie e dolciumi, i venditori di palloncini e tanti piccoli zorro, corsari neri, fatine, peter pan, uomini e ragno.

Ma adesso sfilano i carri con la banda in testa. E’ un frastuono di grida, di suoni, di musiche scatenante, un turbinio di coriandoli, di striscioline di carta rapide come saette, di girandole, di bambini e di adulti sorpresi per un istante con gli stessi occhi meravigliati e sognanti. L’attenzione e tutta per loro: i carri. E se il carro dei vampiri getta paura tra i più piccini quello dell’Euro d’oro lascia ben sperare sulle sorti della nostra moneta europea. Poi sfilano il carro di… vino sul quale padroneggiano incontrastati Bacco e l’allegria e quello dominato “pigliate sta pastiglia”, con un arcigno ministro della Sanità pronto a distribuire a manate le famose pillole che tanto vigore danno agli amanti.

Il carnevale di Malo è sogno e allegria assieme: grandi e piccoli vengono dai paesi vicini e da tutta la regione per immergersi in questa atmosfera fatta di favola e spensieratezza. Ma soprattutto è un gioco e, mentre i carri affrontano l’ultima curva di Via Liston, già le vecchie e nuove compagnie pensano al carro che si farà l’anno dopo, ancora più bello, ancora più strabiliante per una sfida che non ha termine.

Del carnevale di Malo resta “re imperatore” il Ciaci, un personaggio anch’ esso di cartapesta, ma emblema del simbolo della kermesse maladense e, quel che conta di più, capace di far miracoli come lui stesso sostiene e a carnevale tutti credono:

giuro che st’ano farò regali a casse:

le strade del Comun a fò giustare,

abolirò tributi ,imposte e tasse

a chiunque ghe dò de comandare!

Poi anche sul carnevale si spengono le luci e le strade di Malo tornano silenziose: sul lastricato restano solo coriandoli e stelle filanti sospinti dal vento freddo di febbraio.

Niente paura, l’appuntamento e per il prossimo anno, ce lo assicura il Ciaci in persona:

Per quest’anno a xe finio

e so un pò imalinconio…

ma st’altr’ano sarà un botto

ve prometto un quarantotto…

pal momento… a tuti baci

resto sempre el vostro Ciaci.